Modena è una città che vale la pena di essere visitata, almeno una volta nella vita. Ospita musei di interesse storico straordinario, chiese antichissime e palazzi storici ricchi di fascino. Tra i monumenti più importanti, ricordiamo il Duomo, diventato patrimonio Unesco nel 1997. Modena è una meta ambita anche per i divertimenti e le occasioni di svago. La città è infatti simbolo dei motori, della musica popolare e della cucina tradizionale. Se amate i musei, potete visitare la ricca Galleria Estense, in cui sono raccolti i quadri dei più importanti pittori italiani ed esteri, tra cui Carracci, Velazques, Veronese e Reni. Per un tuffo nella storia delle automobili e dei motori, recatevi invece al Museo Casa Enzo Ferrari, recentemente rimodernato.

Dopo una giornata ricca di visite e passeggiate nelle strade principali della città, è buona cosa allietare il palato con le specialità tipiche modenesi. Da assaggiare sena ombra di dubbio i caratteristici tortellini di pasta sfoglia ripieni di carne, le tagliatelle preparate a mano, le immancabili lasagne ormai simbolo di Modena e i passatelli, altro piatto cult della cultura gastronomica del posto. Da accompagnare ai piatti, è disponibile un vasto assortimento di vini dalla qualità eccellente, specie se parliamo dei rossi fermi.
La storia di Piacenza comincia con la sua fondazione da parte dei romani nel 218 a.C., nascendo più come avamposto militare contro le invasioni da parte di Annibale che come centro storico popolato. Infatti, fu molto abile e strenua nella resistenza ai punici, fatto che le fece acquistare parecchia importanza in ambito romano e che la fece divenire un importantissimo centro di scambio e di commercio sulla via Emilia. Si sottomise a diverse dominazioni, da quella longobarda a quella franca, divenendo sempre più ricca ed importante a causa della sua posizione strategica sulla Via Franchigena. Combatté strenuamente contro il Barbarossa nell’alleanza della Lega Lombarda, fatto che accrebbe la sua importanza che colmò divenendo capitale del Ducato di Parma e Piacenza. Venne dominata dai Borboni per più di un secolo, per poi passare sotto il dominio Asburgico, ma la città si acquistò il titolo di Primogenita d’Italia quando, nel 1858, con un vero e proprio plebiscito chiese l’annessione al nascente Regno d’Italia, al tempo ancora Regno di Sardegna.
La città nacque come insediamento etrusco, ma non ci volle molto perché diventasse un dominio prima gallico ed infine romano. Modena, il cui nome antico, Mutina, potrebbe significare collina o, addirittura, tomba, fu più volte abbandonata nel corso della sua storia antica, in quanto veniva, di tanto in tanto, inondata dai fiumi che la circondano, motivo per cui, verso la fine del primo millennio, il vescovo capo la fece cingere di mura. D’altronde i vescovi rappresentarono per diverso tempo la signoria locale, facendo erigere una cattedrale e la struttura interna della città, per poi lasciare il potere al comune ed ai sentimenti Ghibellini, i quali vennero assopiti con la sconfitta con la guelfa Bologna. Divenne territorio Estense, tanto che il duca decise di spostarvi il proprio centro di comando e dominio durante il XVI secolo. Resistette a fasi alterne alle varie occupazioni straniere e nemiche, divenendo una vera forza durante il risorgimento, giungendo infine a divenire parte integrante del Regno d’Italia.
Della Ravenna preistorica si sa molto poco, tranne forse il fatto che il suo territorio era talmente paludo-lagunare, in una situazione quasi simile alla Venezia di oggi, che i primi insediamenti erano quasi sicuramente palafitte. Si dice infatti che la zona non fosse accessibile via terra, ma esclusivamente via mare, tanto che con l’arrivo dei romani vi fu costruito un porto in stile tipicamente militare, sfruttando così un’opportunità bellica e geografica più unica che rara. Per evitare le invasioni barbare, per un breve periodo divenne addirittura residenza imperiale al posto di Milano e fu proprio a Ravenna che l’Impero Romano d’Occidente conobbe la sua caduta definitiva. Dopo di esso, la città venne controllato da un sistema di esarchi, il quale crollò con l’arrivo dei Longobardi, anche se la città di fatto divenne controllata dal Papa per volere dei franchi. Durante il medioevo, il controllo amministrativo venne portato avanti dalla signoria come, praticamente, in ogni città d’Italia. Dante Alighieri vi trovò rifugio durante il suo esilio da Firenze e vi rimase fino alla morte per malaria. Rimane sotto il dominio pontificio per più di tre secoli, tranne un piccolo periodo di occupazione napoleonica, per poi passare al Regno di Sardegna due anni prima la fondazione del Regno d’Italia.
Secondo lo storico romano Tito Livio, Parma fu fondata da una popolazione di origine etrusca, ma al giorno d’oggi la scarsità di prove e ritrovamenti, nonché la consapevolezza storica che gli Etruschi non si spostarono mai così a occidente, la teoria sta cominciando a cadere. Cosa certa è invece che fu dominio gallico, invaso e conquistato 200 anni prima di Cristo dai Romani, divenendo parte attiva del prossimo impero e seguendone il destino, compreso il periodo della caduta. Durante quest’ultima, vi fu una pesante inflessione demografica, la quale costrinse l’imperatore ad installare all’interno della città una tribù di barbari. Di rimpetto, la vera fortuna di Parma arrivò con i Longobardi, che ne fecero un centro amministrativo molto importante. Dopo successive invasioni, fu amministrata per diverso tempo da una casta di Conti-Vescovi, per poi cadere nelle mani del Barbarossa, il quale però fu sconfitto dalla stessa Parma che si unì alla Lega Lombarda contro di lui. Fu Franca Tiratrice nella guerra tra guelfi e ghibellini, partendo come alleata imperiale, per finire giurando fedeltà al Papa. La storia successiva, quella del secondo millennio, vede un continua successione di invasioni ed affidamenti stranieri, per essere infine annessa al Regno di Sardegna un anno prima della nascita del Regno d’Italia.